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5 – Proteggi la tua reputazione

5 – Proteggi la tua reputazione

La  nostra vita sociale e privata è sempre più caratterizzata dal rilascio  di informazioni che ci riguardano su Internet e dall’uso che di queste informazioni viene effettuato da altri individui, individui che possiamo  anche non aver mai incontrato di persona o addirittura mai conosciuto.

Inseriamo  i nostri dati anagrafici in appositi moduli on-line per poter ricevere  servizi, pubblichiamo informazioni e foto riguardanti il nostro tempo libero e le nostre amicizie su network come Facebook, rilasciamo  commenti e giudizi su prodotti che abbiamo comprato o su servizi di cui  abbiamo fruito tramite i sistemi di reputazione gestiti da siti di  commercio elettronico (ad es. Amazon), esprimiamo opinioni su  accadimenti e persone tramite siti come Twitter…. La rete viene in tal  modo costellata delle nostre tracce, e grazie ai software per l’analisi  di grandi moli di dati sarà sempre più facile effettuare analisi e correlazioni di tipo statistico.

Ciò  può comportare grandi vantaggi e miglioramenti per tutti. Ad esempio,  grazie a questi dati sarà possibile avere informazioni sempre più  precise su localizzazione, diffusione ed evoluzione di certe malattie, e  correlazioni sempre più sofisticate tra tali malattie ed abitudini  alimentari e di vita, consentendo così interventi più mirati ed efficaci  a tutela della salute pubblica.

D’altra  parte però, i  dati che rilasciamo qua e là su Internet potrebbero  anche essere utilizzati a scopo di valutazione (ad esempio da un  potenziale datore di lavoro), oppure per intenti malevoli quali  ingiuria, ricatto o estorsione.

Quindi  dobbiamo essere sempre molto cauti, sia quando comunichiamo i nostri  dati personali su richiesta di un fornitore di servizi, sia quando pubblichiamo informazioni che ci riguardano  o esprimiamo nostre  opinioni e giudizi sulle reti sociali.

Per  tornare alla nostra analogia, se il nostro PC rappresenta l’analogo  della casa in cui viviamo e se navigare in Internet somiglia un po’ ad  una crociera in barca a vela con noi come skipper, cosa significa  proteggere la nostra reputazione?

Per  tutto l’arco di tempo della crociera, la casa nostra e dei nostri  compagni di viaggio sono rappresentate dalle relative cabine.  Come  reagireste se la barca a vela avesse scafo e ponte completamente  trasparenti, tali che chiunque possa vedere tutto di tutti? A meno che  non stiate girando una puntata de L’Isola dei famosi, come skipper non  vi sentireste a disagio tanto per voi che per il vostro equipaggio?  Anche se foste tutti in famiglia, non vi sentireste in imbarazzo  all’attracco in un porto?

La  gestione della nostra reputazione on-line è davvero un problema, la cui  complessità è destinata a crescere in questi tempi di interazioni  private e sociali sempre più gestite e fruite per il tramite di reti di  computer. Per difenderci da violazioni della nostra reputazione, almeno  al momento, non abbiamo alcuno strumento efficace se non il nostro buon  senso e, nei casi più gravi, il ricorso alla Legge.

Riprendendo  la nostra analogia, quando mettiamo in rete qualcosa che ci riguarda  dovremmo sempre avere quella sensazione di naturale disagio che deriva dal mettere a nudo una parte di noi. Dovremmo sempre avvertire, proprio  come lo skipper della barca trasparente, un certo disagio. E la sensazione di questo disagio dovrebbe indurci a riflettere su cosa  stiamo facendo e su quali possono essere le conseguenze di ciò che  stiamo facendo qualora le cose non dovessero andare proprio per il verso  giusto.

  • A chi stiamo inviando il modulo con i nostri dati anagrafici? Come saranno trattati?
  • Con chi condividiamo quelle foto che ci ritraggono in modo un po’ particolare durante una festa tra amici?
  • Come sarà interpretato ciò che scriviamo a proposito di quella certa persona? Potrà essere letto come una offesa?

Questa  ed altre domante simili dovremmo porci quando condividiamo i nostri  dati ed i nostri comportamenti su Internet, proprio come se dovessimo fare una crociera in una barca a vela di vetro…

Giovanni Schmid

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